Scuola Fermo Corni di Modena: recensioni 3C LSSA

Recensioni a cura degli studenti e delle studentesse della classe 3C LSSA, coordinata dalla professoressa Alessandra Muratori Casali.

Recensioni Dante

Pupi Avati (2022)

 

  • Recensione collettiva: “UN TUFFO NELL’UNIVERSO DI DANTE”
    Con il film “Dante” (2022), Pupi Avati ci presenta la biografia dell’intellettuale, divenuto sommo poeta, attraverso il viaggio e la passione di Boccaccio. Avati infatti fa riferimento al suo libro “L’alta fantasia”, composto grazie alle informazioni apprese dal ‘Trattatello in laude di Dante’ della Terza Corona del Trecento. La pellicola ci racconta le tappe del pellegrinaggio di Boccaccio, da Firenze a Ravenna, per portare alla figlia di Dante, Antonia, diventata suora, un risarcimento tardivo da parte della città di Firenze, per l’ingiusto esilio del padre. Boccaccio, però, sfrutta questo viaggio per ripercorrere nei dettagli la vita del poeta, alla ricerca di parenti o conoscenti in grado di potergli fornire qualche informazione in più. La linea temporale che segue la spedizione di Boccaccio non rappresenta solamente il viaggio materiale del grande ammiratore, ma un vero e proprio percorso nella memoria attraverso molti dei luoghi che hanno caratterizzato la vita di Dante. Lo scrittore del “Decameron” rievoca attraverso quadri staccati tra loro la vicenda umana di Dante, prima e dopo l’esilio. Nella Firenze del tempo, Dante conosce due persone importanti per la sua attività di poeta: Bice Portinari, la donna della salute e Guido Cavalcanti, lo primo de li miei amici. I due segneranno in modo profondo la prima parte della vita del padre della lingua italiana. Il film termina con l’incontro fra Boccaccio e Suor Beatrice in un monastero di Ravenna, dove si scambiano tenere parole nei confronti del loro “Padre”: Boccaccio infatti vede in Dante qualcosa di più di una mente geniale, quasi una figura paterna, colui che per primo lo ha avvicinato alla letteratura. Al centro della storia, oltre a Dante, vi è però un secondo protagonista: il Medioevo, rappresentato in modo accurato e minuzioso attraverso scene che spesso ne mettono in luce gli aspetti più realistici e umani. Uno degli elementi che caratterizzano questo periodo storico, che si nota già nelle prime scene, è quello della pericolosità del viaggiare. Non si parte mai disarmati e, prima di mettersi in viaggio, è pratica comune fare testamento. Questo perché le strade, in condizioni precarie, dissestate e infestate da predoni e banditi, sono spesso mortali per i viaggiatori. Altro aspetto ricorrente è proprio quello della morte, con cui sia Dante che Boccaccio si incontrano più volte: la prima scena del film ricostruisce la morte “pubblica” di Dante e subito dopo c’è un flashback nella Firenze degli ultimi anni del Duecento, in cui un bambino timoroso assiste alla morte della madre. La morte di Beatrice segna un trauma nella vicenda umana di Dante, come quella di Guido Cavalcanti: in entrambe le scene Dante osserva disorientato e commosso le salme delle due persone così determinanti nella sua esistenza. Le malattie inoltre dilagano e fanno innumerevoli vittime. La morte – abbiamo notato – era vissuta in modo diverso rispetto ad oggi. Il lavoro e la dedizione che stanno dietro a quest’opera cinematografica hanno permesso di renderla curata nei minimi dettagli e difficile da non apprezzare. La ricerca effettuata, non solo per quanto riguarda la vita e le opere di Dante, bensì anche la vita quotidiana dei personaggi, i costumi, l’abbigliamento, l’architettura, i luoghi e la politica, rende la visione del film una vera e propria esperienza immersiva nel Medioevo.Fra i dettagli è sicuramente possibile notare la presenza di scene particolarmente forti o considerabili volgari, ma che hanno lo scopo di rendere al meglio il modo di vivere e di pensare delle persone dell’epoca, che sicuramente possono risultare alquanto disturbanti per alcuni spettatori, considerando che il film è destinato anche agli studenti delle superiori, la cui visione è consigliata per poter fareuna “lezione lontana dai banchi”.Ma l’aspetto principale, che caratterizza buona parte del film, è la lirica, il forte amore idealizzato che pervade i pensieri di Dante, evidenziato da scene prive di parole e colme di sguardi, pensieri o sensazioni che rallentano il ritmo della narrazione creando un’atmosfera unica. La recita a due voci (Dante e Beatrice) del sonetto – gioiello della nostra Letteratura- “Tanto gentile e tanto onesta pare” suscita languide emozioni e dimostra come l’innamoramento narrato nella “VITA NOVA” sia sempre attuale e travalichi i secoli. Le scene abbastanza lente possono rendere il film poco digeribile per qualcuno. Tuttavia, la scelta di Avati di includerle comunque è stata sicuramente azzeccata. Vale assolutamente la pena vedere il Film con la F maiuscola, che vi lascerà stupiti, meravigliati ed emozionati dalla storia del più grande poeta italiano mai conosciuto, Dante.

Recensioni Colin in bianco e nero

Colin Kaepernick, Ava DuVernay (2021)

  • Recensione di James Ayres, Sofia Costi, Laura Miselli, Lorenzo Sacchetti: “BANALITÀ TROPPO IMPORTANTI”
    Colin in bianco e nero è una nuova miniserie Netfilx, di sei episodi, disponibile dal 29 ottobre 2021. Il protagonista è Jaden Michael nei panni del giovane Colin Kaepernick il quale affronta ostacoli legati alla sua etnia, classe e cultura in quanto bambino nero adottato da una famiglia di genitori bianchi. Inoltre è anche il produttore esecutivo, insieme a Ava DuVernay, e il narratore della serie e della storia che ci porta per mano tra episodi di adolescenza e di cronaca americana. Colin Kaepernick è un giocatore di football americano statunitense e ricopre il ruolo di quarterback, tuttavia è riconosciuto per essere un importante attivista che combatte per i diritti degli afroamericani. Nel primo episodio vengono introdotti vari temi che faranno da filo conduttore attraverso i sei episodi. Una delle tematiche più importanti è quella del mondo dello sport americano. L’altissima pressione a cui vengono sottoposti gli atleti, il modo in cui sono trattati, come merce di scambio o alla pari di schiavi, sono solo alcuni degli aspetti che vengono criticati in modo chiaro ed evidente. Altro tema fondamentale è il disagio provocato dal sentirsi “diverso”, in questo caso per la propria etnia. L’adolescente Kaepernick si trova infatti ad affrontare le difficoltà incontrate in quanto ragazzo nero in una comunità prevalentemente bianca. Un elemento chiave, attraverso cui capire i sentimenti che prova, sono i capelli e in particolare l’acconciatura delle treccine. I capelli del giovanissimo Colin diventano uno strumento di espressione personale e di rivendicazione della propria appartenenza ad una comunità. Un ruolo fondamentale – da questo punto di vista- è giocato dalla madre adottiva, interpretata da una impeccabile Mary-Louise Parker, attrice in importanti produzioni come Angels in America (2003) e Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991). La figura materna è un personaggio sfaccettato e dinamico. La vediamo mentre, sforzandosi di comprendere la comunità afroamericana a cui appartiene il figlio, muove i primi passi in una cultura così diversa dalla sua. La DuVernay tocca anche temi politici, riguardanti principalmente il panorama americano, ancora molto attuali. Vengono messe in risalto le difficoltà affrontate ad oggi dalla comunità nera in America che, nonostante costituisca una grande fetta della popolazione statunitense, è ancora soggetta a un razzismo purtroppo strisciante negli States. Molto interessante e nuova è la tecnica narrativa scelta dalla regista. Alla classica narrazione da serie tv si alternano infatti interventi di un narratore, Kaepernick stesso, e approfondimenti nella forma di brevi montaggi ben realizzati. Una forma di storytelling originale che cattura l’attenzione e evita la monotonia. Colin in Bianco e Nero dunque è una serie emozionante e toccante che non solo rende omaggio alla vita e alla carriera di Colin Kaepernick, ma offre anche uno sguardo approfondito sulle questioni di identità, discriminazione e lotta per l’uguaglianza che affliggono la nostra società contemporanea.

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Recensioni Oxy Bar

Regia: Luca Grafner e Ermanno Bonezzi. Soggetto e sceneggiatura: Luca Marchesi (2022)

 

  • Recensione di Mattia Scaramelli: “CAMERIERE, UN BICCHIERE DI ORO BLU, GRAZIE”
    In un mondo dove ormai tutto è bruciato, l’aria è irrespirabile e gli impianti sciistici sono un lontano ricordo, l’unico posto in cui una ragazza può respirare e rilassarsi con le sue tre amiche è un OXY BAR. Qui si può ancora odorare il profumo dei fiori e ammirare il verde delle piante direttamente curate dal rinomato botanico Ludovico Lanfranchi. Le ragazze possono scegliere dal menù la tipologia d’acqua desiderata in base alla sua purezza e provenienza, ma il nuovo decreto non consente di servire l’acqua della casa al povero cane Serafino che, per dissetarsi, dovrà aspettare l’eccezionale consenso del proprietario dell’esercizio. Per godersi a pieno il momento le amiche si concedono anche una mela Golden del 2026. All’OXY BAR, rifugio dal caldo opprimente del mondo esterno, le ragazze possono chiacchierare e perfino deridere quel loro vecchio compagno di classe, Gherardi, che saltava i venerdì per protestare contro i cambiamenti climatici, che si arrabbiava per il riscaldamento troppo alto nelle aule e che non si lavava per risparmiare acqua. Tutte proteste cadute a vuoto visto lo scenario in cui ci si ritrova a vivere. La totale mancanza di consapevolezza verso i problemi ambientali da parte delle ragazze e il tono superficiale con cui ne parlano fanno cadere ogni speranza per un futuro migliore lasciando spazio ad una visione del tutto distopica. C’è però chi ancora combatte là fuori: un mattone con soscritto “We can’t breathe” colpisce la vetrina del bar, ormai l’aria è compromessa e le ragazze escono dal bar indossando le mascherine. Il cameriere arriva con la ciotola per Serafino che è già uscito: ennesima acqua sprecata. Il destino sembra segnato: respirare e bere buona acqua diventerà un lusso che forse non tutti potranno permettersi.

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Le parole dello sguardo - Percorsi per una visione consapevole in sala

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